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Si è infiltrata nel sottosuolo per
rimanere imprigionata nel Permafrost?
E’ rimasta congelata sul posto, su gran parte delle piane
settentrionali, nascosta da una coltre di polvere e sabbia?
E’ in parte evaporata per disperdersi nello spazio o per
depositarsi sotto forma di neve ai poli?
Molti fisici dell’atmosfera sostengono che Marte, nel corso
del tempo, abbia perduto immense quantità di vapore acqueo
nello spazio, così come perse ingenti quantità di
CO2, che costituiva la densa atmosfera marziana e riscaldava per
effetto serra la superficie del pianeta al di sopra del punto di
fusione dell’acqua.
Ma quando e per quanto tempo Marte rimase un pianeta umido?
Se la perdita di H2O e CO2 è stata costante, come si è propensi
a pensare, ci sarebbe da ritenere che Marte sia stato particolarmente
caldo e umido nella prima fase della sua storia, cioè miliardi
di anni fa. Tuttavia, periodi di clima mite ci potrebbero essere
stati anche in tempi recenti.
Anche la durata dei periodi umidi è difficile
da determinare.
Se le condizioni di erosione (glacialismo, inondazioni ecc.) si
fossero protratte troppo a lungo, più di un milione di anni,
l’erosione avrebbe presumibilmente cancellato le tracce di
tutti i crateri d’impatto (ad eccezione di pochissimi) come è accaduto
sulla Terra.
Dopo la formazione dei crateri ora visibili, l’aspetto di
Marte avrebbe potuto essere reso liscio e regolare da vigorosi
fenomeni di erosione ma, da allora e nei tempi successivi, il volto
del pianeta divenne freddo, secco e butterato e, solo episodi sparsi
di clima caldo avrebbero modificato e ringiovanito la superficie
del pianeta.
Ma quale è stato il meccanismo, il fenomeno che
ha permesso di passare da regimi climatici miti ad altri rigidi?
Un’ipotesi presa in considerazione è stata la seguente:
questo fenomeno si è reso possibile grazie ai cambiamenti
d’inclinazione dell’asse di rotazione (attualmente
inclinato di 25,19°) rispetto alla sua posizione ideale, ossia
perpendicolare al piano orbitale.
E’ stato scoperto, infatti, che l’inclinazione dell’asse
può variare all’improvviso, con escursioni anche di
60° c.ca ogni 10.000.000 di anni. Questo fenomeno può causare
estremi stagionali con temperature estive sopra il punto di congelamento
dell’acqua ed inverni molto rigidi. Una simile situazione
potrebbe determinare un riscaldamento estivo di uno dei poli con
il conseguente rilascio di CO2, che andrebbe ad ispessire l’atmosfera,
creando un temporaneo ‘effetto serra’.
Al ritorno, poi, ad un’inclinazione minore, l’asse
di rotazione avrebbe potuto raffreddare ulteriormente il pianeta
e favorire precipitazioni di neve carbonica, assottigliando ancora
l’atmosfera e facendo tornare Marte alle sue normali condizioni
di clima estremamente rigido.
Anche questa teoria del cambiamento climatico necessita però una
verifica definitiva, che si spera possa giungere con le missioni
future sul pianeta e, soprattutto, con l’arrivo a terra e
l’analisi delle rocce marziane.
Perché il clima di Marte è troppo freddo (-60°C),
quello di Venere troppo caldo (460°C) mentre quello della Terra
presenta condizioni di abitabilità?
Senz’altro i tre pianeti, formatisi dalla collisione di planetesimi
piuttosto centrali della grande nube che diede origine al sistema
solare, un tempo erano simili sotto molti aspetti (minerali analoghi,
stessi gas come CO2 e H2O e tutti abbastanza temperati da permettere
H2O allo stato liquido). Ciò che mutò radicalmente
in seguito i loro climi, furono, come indicano i modelli al calcolatore,
le differenze dei tre pianeti nella capacità di riciclare
l’anidride carbonica fra atmosfera e suolo (che causò la
perdita di H2O su Venere ed il gelo su Marte).
I calcoli eseguiti da alcuni ricercatori della NASA ed altri inducono
a pensare che la Terra abbia sempre avuto un clima moderato soprattutto
per il fatto che il suo meccanismo di riciclaggio di CO2 (il cosiddetto
ciclo geochimico dei carbonati e dei silicati che spiega all’incirca
l’80% degli scambi di CO2 fra il corpo solido della Terra
e l’atmosfera su una scala di tempo superiore a 500.000 anni)
ne aumenta la quantità nell’atmosfera quando la superficie
del pianeta si raffredda, mentre ne riduce la quantità quando
la temperatura al suolo aumenta.
Il ciclo geochimico dei carbonati e dei silicati, che opera su
scale di tempo superiori a 500.000 anni, rimuove la CO2 atmosferica,
la deposita nelle rocce carbonatiche e poi la restituisce all’atmosfera.
I carbonati si formano quando la CO2, disciolta nella pioggia sottoforma
di acido carbonico H2CO3, reagisce chimicamente con rocce contenenti
minerali di silicato di calcio. Le reazioni liberano nell’acqua
di falda ioni calcio Ca2 e bicarbonato HCO3; da qui l’acqua
li trasporta, attraverso i torrenti e i fiumi, negli oceani e nei
mari dove il plancton e altri organismi li utilizzano per costruire
gusci e scheletri di carbonato di calcio CaCO3.
Alla loro morte
i resti si depositano sui fondali e formano sedimenti carbonatici.
Lentamente, col passare dei millenni, i fondi oceanici si espandono,
trasportando questi sedimenti al di sotto dei continenti (processo
di subduzione) in profondità. Esposti e soggetti a temperature
superiori a 1000° e pressioni crescenti il carbonato di calcio
reagisce con la silice (quarzo) liberando CO2 che, attraverso le
dorsali medio-oceaniche, e soprattutto per mezzo delle eruzioni
vulcaniche, rientra nell’atmosfera.
La temperatura alla superficie del pianeta diventa il motore
del ciclo, diventa il regolatore del livello di CO2 nell’atmosfera,
i cui mutamenti di concentrazione non sono stati casuali, al contrario
hanno fluttuato in risposta alle variazioni della temperatura alla
superficie del pianeta (al salire della temperatura in superficie
i livelli di CO2 diminuivano determinando un raffreddamento della
superficie; quando quest’ultima si raffreddava, la CO2 aumentava
provocando il riscaldamento della superficie). Una diminuzione
troppo lenta del livello di CO2 avrebbe trasformato la Terra in
una ‘sauna’; se, al contrario, fosse stata troppo rapida,
gli oceani si sarebbero ricoperti di ghiacci.
Il meccanismo di riciclaggio della CO2 fa sì che
sulla Terra permanga una temperatura media di 15°C, Marte invece è molto
più freddo (-60°) perchè ha perso la capacità di
riciclare l’anidride carbonica nell’atmosfera;
Venere, al contrario, ha temperature altissime (460°) perché non
conosce il meccanismo di eliminazione della CO2.