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Il
pianeta Marte presenta suolo, rocce e
cielo a tinte rosse e rosa. Il nome gli fu attribuito dai Romani
in onore del Dio della
guerra ma spetta agli antichi Egizi la denominazione di ‘pianeta
rosso’ per la quantità di ematite diffusa su tutta
la superficie, per la presenza di limonite ma, più in generale,
per l’ossidazione del ferro presente nel materiale eroso.
Prima dell’esplorazione spaziale Marte era considerato, fra
tutti i pianeti, il maggior candidato ad ospitare la vita extraterrestre (si notarono infatti, soprattutto da parte degli astronomi Schiapparelli
e Lowell, canali di irrigazione e apparenti mutamenti di colore
stagionali sul pianeta dovuti, si pensava, a condizioni climatiche
che facevano fiorire e successivamente morire la vegetazione marziana.
Fu leggendo ‘Le planete Mars’ dell’astronomo
francese Flammarion, che Lowell apprese l’esistenza di canali
d’irrigazione precedentemente identificati da Schiapparelli).
Grazie alle idee di questi tre astronomi, verso la fine del XIX
secolo l’interesse per Marte salì vertiginosamente
e, fino alla seconda metà del XX secolo, si diffuse molto
sia tra i profani che tra gli scienziati la convinzione che Marte
potesse essere un pianeta, se non abitato, per lo meno abitabile.
Questo grande ottimismo fu annientato di colpo quando, a metà degli
anni ’60, sonde spaziali inviarono immagini di Marte che
lo ritraevano come luogo senza vita, sterile, arido, ghiacciato
e con temperature molto basse. Infatti, come oggi si sa, nell’atmosfera
marziana, rarefatta, fredda e secca, decisamente scarseggiano i
gas essenziali per la vita e la sopravvivenza (azoto e ossigeno)
mentre è essenzialmente presente un’alta percentuale
di CO2.
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I
sei componenti più comuni dell’atmosfera marziana
sono:
1. Anidride Carbonica (CO2): 95,32% (che gela
per formare un’immensa
calotta polare per poi evaporare col sopraggiungere della primavera.
Questo fenomeno avviene alternativamente ad ogni polo)
2. Azoto (N2): 2,7%
3. Argon (Ar): 1,6%
4. Ossigeno (O2): 0,13%
5. Acqua (H2O): 0,03%
6. Neon (Ne): 0,00025%
più quantità minime di Kripto, Xeno e Ozono.
Sebbene la quantità d’acqua contenuta nell’aria
marziana sia solo circa 1/1000 di quella contenuta nella nostra
aria, questa può tuttavia condensare e formare nubi che
vagano nell’alta atmosfera o che girano attorno ai pendii
degli alti vulcani; inoltre possono formare nebbie mattutine nelle
valli, o coprire ogni inverno con un sottile strato di brina il
terreno, come si potè constatare nella zona dove si posò il
Viking Lander2.
La temperatura media registrata su Marte è di –63°C
con una temperatura massima di 20°C ed un minimo di -140°C.
Per di più, la pressione barometrica è molto bassa
(1/100 di quella terrestre) e varia, come si potè constatare,
ad ogni luogo di atterraggio delle sonde, su base semiannuale.
Quando la calotta polare sud era più estesa si osservò,
da parte del Viking Lander1, che la pressione era solo di 6,8mlb,
mentre in altri momenti dell’anno arrivò fino a
9,0 mlb. Da parte sua il Viking Lander2 registrò nella
sua zona di atterraggio pressioni rispettivamente di 7,3 e 10,8
mlb (quando
sulla Terra
la pressione è di 1000 mlb).
Va rilevato che su Marte, in presenza di pressioni e temperature
così basse, non c’è e non può esserci
acqua allo stato liquido, elemento essenziale per il ciclo biochimico
e quindi per lo sviluppo della vita. Da ricordare inoltre che il
pianeta, come la Terra, ha un asse inclinato e presenta quindi
4 stagioni che, con il loro alternarsi, determinano l’allargamento
ed il restringimento delle calotte polari.