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Il Mons Olympus, , il Mons Elysium, il rigonfiamento di Tharsis (Arsia, Pavonis, Ascraeus) e la Valles Marineris
 
 
Il Mons Olympus (formazione ‘a scudo’)

Costituito da una crosta circolare di lava, ha un’altezza di 27.000 m, un diametro di 700 km alla base e di 80 km alla sommità. Il margine esterno della crosta di lava è costituito da una scarpata che si alza di 6.000 m sulle pianure circostanti. La sua cima è nel vuoto, al di fuori dell’atmosfera marziana.

Il Mons Elysium

Questo monte, a sud-ovest del Mons Olympus, si eleva nell’omonimo rigonfiamento fino a 9.000 m sulle pianure circostanti.

Arsia, Pavonis, Ascraeus (formazione ‘a scudo’)


A sud-est del Mons Olympus, a circa 1.600 km di distanza, vi è il sollevamento o rigonfiamento di Tharsis, sovrastato da tre giganteschi vulcani che raggiungono e superano i 20.000 m di altezza (dall’astronave le cime rimangono sempre visibili, emergendo sia dalle nubi che dalle tempeste di sabbia).

Valles Marineris

Sul margine orientale del rigonfiamento di Tharsis, fra un bizzarro sistema arcuato di canyon che si intersecano tra di loro e di depressioni (Noctis Labyrinthus), vi è un profondissimo solco che corre, quasi parallelamente all’equatore, verso est per circa 4.500 km: la Valles Marineris, il cui nome deriva dal Mariner9, che la fotografò. E’ profonda 8.000 m ed ha una larghezza di più di 200 km, è quattro volte più profonda del Grand Canyon americano, sei volte più larga (il Grand Canyon ci sta quasi di taglio) e dieci volte più lunga e, se fosse in America, si estenderebbe probabilmente da una costa all’altra. Ad est sbocca nella palude del cosiddetto ‘terreno di collasso caotico’, un paesaggio accidentato con blocchi rocciosi isolati, valli e fratture geologiche. Dal margine settentrionale di questa zona caotica si staccano i profondi canali di Simud Vallis, Tin Vallis e Ares Vallis (dove sbarcò il Pathfinder, il 4 Luglio 1997), canali molto larghi e lunghi che percorrono l’immenso bacino di Chryse Planitia; essi vengono a loro volta raggiunti da altri canali fra cui il Kasei Vallis, lungo 3.000 km e che corre quasi parallelamente alla Valles Marineris.
Tutti i geologi sono concordi nel riconoscere a questi canali un’origine fluviale, con trasporto di ingenti masse d’acqua e nel ritenere che, probabilmente, furono creati da mastodontiche inondazioni che fluirono dall’emisfero sud a quello nord a grandissima velocità, scorrendo verso valle.

Nell’emisfero settentrionale (basso e sotto il ‘livello dato’) vi sono due principali eccezioni che stanno al di là (verso nord) della ‘ideale’ linea di divisione: il rigonfiamento di Elysium ed una parte del rigonfiamento di Tharsis. Nell’emisfero meridionale invece (alto e sopra il ‘livello dato’) vi sono le eccezioni di parte della Valles Marineris ed i due notevoli crateri di Argyre (profondo 3 km e largo 630 km) e Hellas (profondo circa 9 km e largo 2.100 km), formati da impatti con comete o asteroidi.

Dei più di 3.300 crateri superiori ai 30 km di larghezza, perché 3068 di essi (il 93%) si trovano a sud della linea di divisione e solo 237 a nord?

Marte, ad un certo punto della sua storia, fu afflitto da un evento catastrofico, un cataclisma di dimensioni quasi inimmaginabili. Questo evento, generato probabilmente da ripetuti impatti con asteroidi potrebbe essere stato la causa della scomparsa dell’atmosfera (che permetteva una pressione tale da mantenere la temperatura al di sopra del punto di fusione del ghiaccio) e, conseguentemente, delle abbondanti risorse d’acqua allo stato liquido.
Secondo gli studiosi Patten e Windsor, gli asteroidi che colpirono il pianeta emanarono gigantesche onde di pressione che svilupparono due enormi rigonfiamenti ed un’attività vulcanica sufficienti a creare sia il Tharsis che l’Elysium e forse anche il Monts Olympus, per l’uscita del magma. Inoltre, il pianeta si spaccò, formando solchi profondi e lunghi 1/4 della sua circonferenza (la Valli Marineris). C’è infatti chi sostiene che, questi solchi, non possono essere stati formati e causati da processi geologici interni.

E’ possibile che le terribili ‘martellate’ inferte a sud, abbiano trasmesso a nord un’energia tale da staccare dalla superficie uno strato di circa 3 km di crosta e farlo disperdere nello spazio?
Dopo il successo delle missioni Pathfinder e Mars Global Surveyor, le due successive, Mars Climate Observer (primo satellite meteorologico orbitante attorno ad un altro pianeta) e Mars Polar Lander (dic. 1999) sono state un disastro completo.

La prima è fallita per un errore nell’uso del sistema di calcolo e delle unità di misura (se quella britannica o quella internazionale metrico decimale) fra la NASA e la società costruttrice della sonda; la seconda, dopo un viaggio regolare ha interrotto le comunicazioni come previsto prima dell’atterraggio, e non ha mai più rotto il silenzio. Il tutto sembra essere stato causato dall’ultima politica del risparmio applicata a tutto, compresa la gestione della sonda a terra. Gli scarsi finanziamenti, la preparazione superficiale e i non adeguati controlli (mancata telemetria durante l’atterraggio) hanno causato la pessima riuscita delle missioni. Dopo tutto questo, l’ente spaziale ha fatto autocritica, ha rivisto i piani di conquista del pianeta rosso, ha preso tempo e annullato la spedizione in programma nel 2001 (quella del Mars Lander, che avrebbe dovuto sperimentare la tecnologia per riuscire a fabbricare su Marte il propellente per il missile del ritorno a terra). Le scadenze delle missioni fino al 2005, con in vista il trasporto sulla Terra di campioni del suolo marziano, verranno quindi ristudiate.
 
 
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