Con una copertura completa del pianeta di
piante fotosintetiche, ci vorrebbe circa un millennio per mettere
120 mbar di ossigeno
nell’atmosfera di Marte, quantità necessaria per consentire
la respirazione umana all’aperto. Ma gli umani trasformatori
dell’ambiente marziano, accelerebbero il processo di ossigenazione
con iniziative tecnologiche artificiali (peraltro ancora da stabilire)
basate su opere di macroingegneria (con l’impiego diretto
di sistemi a energia su vastissima scala) o su macchine autoriproducentesi,
o sulla nanotecnologia (tecnologia di dimensioni estremamente ridotte
rispetto a quella normale.
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Supponendo che l’intero pianeta sia coperto con macchine
che convertano la luce solare in elettricità con una efficienza
del 30%, e tutta questa energia venga usata per liberare ossigeno
dagli ossidi metallici, un’atmosfera marziana di ossigeno
a 120 mbar potrebbe essere creata in circa 30 anni.
Per
l’introduzione
e la crescita di microrganismi e piante terrestri su Marte, parzialmente
alterato, saranno necessari metodi e meccanismi di adattamento
degli organismi terrestri all’ambiente marziano.
Questi organismi saranno cresciuti in condizioni ambientali simulate,
simili al clima su Marte.
Inoltre gli organismi dovranno anche
sapersi adattare a circostanze mutevoli. (Il solo fattore di
un ambiente marziano che sarebbe difficile simulare è l’effetto
della gravità).
Quando le condizioni ambientali marziane saranno più clementi
anche gli organismi terrestri avranno bisogno di un minor adattamento.
I candidati ideali per la prima generazione di marziani,
da importarsi da terra, potrebbero essere gli organismi (come alghe
e licheni)
capaci di vivere senza ossigeno in piccole serre di
roccia arenaria porosa nelle valli desertiche del continente
antartico.
Pero’,
se si dovesse scoprire che Marte ospita organismi viventi al di
sotto della sua superficie, allora si dovrebbe pensare di alterare
l’ambiente marziano in modo tale da consentire alla vita
indigena di emergere in superficie e diffondersi sul pianeta.
Gli organismi terrestri serviranno ad un certo numero di scopi,
sia durante che dopo la costruzione planetaria:
1. Aumento della pressione atmosferica e mutamento della
composizione chimica (i microrganismi potrebbero essere
usati per liberare la CO2 dai depositi di carbonati e l’azoto
dai depositi di nitrati; le piante potrebbero essere usate per
convertire
la CO2 in ossigeno
utile alla vita dell’uomo.
2. Controllo e regolazione del clima (organismi
come le piante influenzeranno e regoleranno il clima riciclando
vaste quantità d’acqua)
3. Controllo dell’albedo (la crescita
delle piante abbasserà l’albedo
delle calotte polari, aumentando così l’assorbimento
della radiazione solare e incrementando la temperatura)
4. Funzioni idrologiche (nei cicli idrologici
le piante giocano la parte del controllo dello scorrimento delle
acque grazie al
considerevole uso per il loro ecosistema, il che permetterà all’acqua
di seguire il ciclo traspirazione-piogge)
5. Produzione di gas-serra (i microrganismi
potrebbero essere usati per trasformare i depositi di nitrati
in NH3, un potente gas di
serra, in N2, H2O, H2)
6. Produzione di biomassa e protezione del suolo (i
microrganismi pionieri e le generazioni successive forniranno
una piramide di
biomassa per le successive generazioni di organismi; la crescita
di appropriati microrganismi costruirà gradualmente una
biomassa vegetale che proteggerà il suolo da un’erosione
su larga scala)
7. Produzione di materiali per i colonizzatori (a
patto che su Marte possano crescere organismi considerevoli,
incluse le piante,
si avrà la fornitura di legno per costruzione, cibi, medicine,
antibiotici dai funghi ecc.)
Per instaurare un ecosistema stabile sarà estremamente importante,
nella colonizzazione planetaria, la biodiversità.
Va anche rilevato che la biologia su Marte deve sempre, e soprattutto
negli
stadi iniziali della colonizzazione, essere usata per aggiungere
gas di serra CO2, O2, N2 all’atmosfera.
Prima di introdurre
ampiamente microrganismi terrestri su Marte sarà necessario
effettuare un’accurata ricerca della vita presente o estinta
del pianeta.
Se sarà possibile colonizzare il Pianeta Rosso, allora uno
dei principali problemi biologici da affrontare potra’ essere
il cambiamento ambientale da una biosfera anaerobica (senza ossigeno)
ad una aerobica. Il solo meccanismo che potrebbe trasformare
l’intera
atmosfera è il processo biologico, su scala planetaria,
della fotosintesi delle piante che assorbe CO2 e genera O2.
L’accumulo di ossigeno libero nell’atmosfera porterà un
mutamento radicale nella biosfera; gli anaerobi si ritireranno
in ambienti non aerati e gli aerobi appena evoluti prenderanno
il controllo della superficie. Usando modelli climatici e teorie
biologiche gli scienziati hanno concluso che la risposta a questo
grande progetto è probabilmente affermativa: con
la tecnologia odierna potremmo trasformare il clima di Marte,
rendendolo ancora
adatto alla vita.
Rimane, in conclusione, da sottolineare che il rapporto fra biologia
e colonizzazione planetaria di Marte può essere più accuratamente
indagato soltanto quando l’inventario delle sostanze volatili,
lo stato chimico e la distribuzione geologica saranno più chiaramente
determinate.
Tuttavia, data l’abbondanza adeguata di tali
sostanze volatili ed i progressi in tecnologia, non c’è ragione
biologica perché la meta di almeno una biosfera anaerobica
non possa essere realizzata.
Considerata la fattibilità della colonizzazione di Marte
sotto l’aspetto scientifico e tecnologico, prendiamo ora
in considerazione un altro aspetto di importanza fondamentale per
la futura realizzazione della impresa umana sul Pianeta Rosso:
la fattibilità economica.
Le difficoltà, i problemi tecnici, i costi a cui c’è e
ci sarà da far fronte sollevarono, a suo tempo, una miriade
di differenti giudizi e considerazioni, sorsero dubbi e paure,
ma al tempo stesso la ragione, soprattutto spinta dagli esempi
e dai precedenti storici della nostra civiltà, incitò ed
incoraggiò a proseguire nell’impresa. Le grandi imprese
furono sempre precedute ed accompagnate da grosse difficoltà ma
vennero poi vinte e superate dalla ragione e dal coraggio. Il viaggio
di sola andata sul Pianeta Rosso e la sua colonizzazione potrebbero
manifestarsi seguendo due precisi modelli: uno sponsorizzato dai
governi e uno sponsorizzato dai privati.
Con una sponsorizzazione
governativa già oggi avremmo a disposizione quei mezzi tecnologici
richiesti per una immigrazione su scala significativa. Gli attuali
mezzi tecnologici e veicoli spaziali possono permettere un’adeguata
ospitalità, sia nello spazio che su Marte per 24 persone
dotate di tutta la necessaria strumentazione.
Considerando che il costo di un lancio verso il pianeta è di
circa un miliardo di dollari (4 miliardi per un programma
annuale di 4 lanci), il costo per immigrante sarebbe di
circa 40 milioni di dollari; un prezzo che possono permettersi
per un certo tempo i governi, ma non i singoli individui o gruppi
privati. Va tuttavia
considerato che il calcolo suddetto potrebbe essere cambiato
e presumibilmente abbassato con l’uso di nuovi veicoli di trasporto
alimentati da propellenti meno costosi e meno pesanti (veicoli
a propulsione elettrica o anche vele solari), di veicoli spaziali
capaci di riciclare acqua e ossigeno.
Ciò ridurrebbe di
molto i consumi e di conseguenza anche il costo per passeggero
che potrebbe presumibilmente scendere ulteriormente fino a poco
più di 300.000 dollari.
Cifra ancora notevole che verrebbe però giustificata dalle
allettanti prospettive di un futuro tornaconto ricavabile dalle
risorse offerte dal nuovo ambiente.
Così fecero fra il XVII ed il XIX secolo molte famiglie
europee che impegnarono tutto il loro avere per raggiungere l’America,
agognata terra promessa.
I colonizzatori marziani, oltre che affidarsi alla loro invenzioni
per produrre il necessario per vivere e nell’ottica del
raggiungimento dell’autosufficienza quando la popolazione
di Marte sarà ormai
di vari milioni, potranno essere in grado di fare la loro fortuna
attraverso l’attività commerciale. Attività che
vedrà coinvolti, oltre a Marte e Terra, anche la Fascia
degli Asteroidi. Questi ultimi contengono vaste riserve di minerali
di altissima qualità peraltro facilmente sfruttabili in
quanto situati in un ambiente a bassa gravità che rende
relativamente facile la loro esportazione. Se pensiamo poi alle
forniture necessarie ai minatori che lavorano su asteroidi queste,
non potendo essere prodotte localmente, dovranno pervenire o
dalla Terra o da Marte.
Per condurre un tale commercio Marte ha un formidabile
vantaggio (grazie alla sua velocità di fuga molto inferiore)
rispetto alla Terra. Partendo da quest’ultima un commercio
utile con la fascia degli asteroidi risulterebbe probabilmente
impossibile, mentre sarebbe facile partendo da Marte.
Il carico di lancio per inviare un ‘cargo’ alla fascia
degli asteroidi è circa 50 volte meno per missioni partenti
da Marte rispetto a quelle partenti dalla Terra, ed anche se il
propellente e gli altri costi del lancio fossero 10 volte maggiori
su Marte rispetto alla Terra, sarebbe ancora enormemente vantaggioso
effettuare il lancio da Marte.
Ne consegue perciò che qualsiasi cosa che ha bisogno di
essere spedita sulla fascia degli asteroidi e che potrà essere
prodotta su Marte verrà prodotta su questo pianeta.
Il commercio interplanetario futuro potrà quindi avere il
seguente profilo: ci sarà un commercio a triangolo,
con la Terra che fornisce a Marte merci lavorate con alta tecnologia,
Marte che fornisce merci lavorate a bassa tecnologia e prodotti
alimentari principali alla cintura degli asteroidi e, a sua volta,
quest’ultima manderà sulla Terra metalli e possibilmente
elio-3 (come avveniva nel periodo coloniale fra il triangolo
commerciale formato da Gran Bretagna, Nord America ed Indie Occidentali).