Sebbene i fenomeni dell’atmosfera di Marte si riducano oggi
a tempeste di polvere e nevicate di CO2 (da notare alcuni metri
di ghiaccio secco al Polo e nubi di ghiaccio d’acqua) e le
sue condizioni di ambiente freddo ed arido siano state dimostrate
in modo inequivocabile, l’idea di Marte come un mondo perpetuamente
arido e congelato è andata sempre più perdendo credito
da quando le sonde Mariner e Viking hanno inviato i loro dati.
Da questi, e dalle immagini raccolte si evince in modo
incontestabile che il pianeta abbia avuto in passato una complessa
storia climatica,
con periodi piuttosto caldi ed umidi in cui enormi volumi d’acqua
scorrevano liberamente sulla sua superficie.
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Le
immagini presentano evidenti forme di erosione riguardanti la
maggior parte dei vecchi crateri (a differenza di quelli lunari)
e forme superficiali di colate di fango attorno a quasi tutti
i crateri più giovani.
Altre indicazioni dell’esistenza
di acqua e ghiaccio sul pianeta sono tipiche forme glaciali come
depositi di sabbie e ghiaie lasciati dalle acque di fusione dei
ghiacciai sotto i quali scorrevano; terreni butterati di tipo
carsico (fenomeno che si genera quando il ghiaccio contenuto
nel sottosuolo
fonde provocando la subsidenza o affondamento del suolo sovrastante);
valli sinuose formanti grandi reticolati ramificati (larghi 1
km e lunghi un centinaio di km) generati probabilmente dall’erosione
di corsi d’acqua, enormi canali di deflusso (larghi altre
200 km e lunghi 2000 km e più), con isole a forma di goccia
affusolata (lunghe oltre 100 km), che dipartono dai cosiddetti
terreni caotici (regioni di rocce fratturate e ammucchiate che
sarebbero collassate quando le acque sotterranee eruppero improvvisamente
per la rottura dello strato di permafrost causata da un mutamento
climatico, da vulcanismo, da sollevamento tettonico, da grande
meteorite o da un terremoto generando quindi il cataclisma, inondazioni
e flussi di fango).
Da non dimenticare poi gli strati sedimentari,
ossia antichi depositi lacustri come si trovano nella Valles
Marineris e nei giganteschi bacini da impatto Hellas e Argyre
che presuppongono
un lungo periodo con presenza d’acqua, e i minerali argillosi,
che si formano dalle rocce se esposte all’azione dell’acqua
e rivelati da misurazioni spettroscopiche effettuate dalla Terra.
E’ chiaro quindi che immense quantità d’acqua
scorrevano in un lontano passato sulla superficie del pianeta rosso.