Una grande iniziativa dedicata all'incontro fra Arte ed Universo

Sabato 10 gennaio '98 è stata la volta del prof. Guido Cossard, terzo conferenziere, con l'argomento "Piramidi egiziane ed altri monumenti orientati".
Pur se il tema della conferenza risultava incentrato sulla costruzione delle piramidi egiziane nella piana di Giza al Cairo le quali, secondo una diffusa teoria, sono state costruite facendo riferimento alla costellazione di Orione e in particolare alle stelle della famosa "cintura di Orione" (ma al riguardo lo stesso prof. Cossard ha fatto presente la non assoluta certezza di questo assunto), è stata fatta inoltre una dotta esposizione sulle motivazioni per le quali anche numerosi altri popoli, già oltre cinquemila anni fa, avevano costruito i propri monumenti megalitici orientandoli secondo precisi allineamenti astronomici o riferimenti stellari.
"Certamente i nostri antichi predecessori" ci ha detto il prof. Cossard "hanno avuto maggiori opportunità di noi per vedere e assimilare la volta celeste, favoriti dal fatto di condurre maggiormente la vita all'aria aperta, e dall'assenza dell'inquinamento luminoso.
Inoltre avevano l'assoluta necessità di riferirsi al moto apparente della volta celeste per la programmazione delle semine nell'ottica di soddisfare il bisogno primario dell'alimentazione".
Di particolare interesse sono risultate anche le numerose diapositive proiettate nell'occasione, molte delle quali sono state scattate dallo stesso prof. Cossard durante i suoi numerosi viaggi di studio.
Purtroppo la capienza dell'auditorium di Santa Maria della Pace in questa occasione si è rivelata inadeguata ad accogliere tutta la gente interessata alla conferenza, tant'è che almeno un centinaio di persone non hanno potuto presenziare a causa del tutto esaurito. Ciò ha reso necessaria la richiesta di un "bis" al prof. Cossard che molto gentilmente si è reso disponibile due settimane più tardi ... ottenendo ancora il tutto esaurito !

Martedì 20 gennaio '98 c'è stata infine la conferenza conclusiva del dr. Walter Ferreri, dal titolo "I grandi telescopi, dai giorni nostri all'immediato futuro".
Si è voluto concludere il ciclo di argomenti di astronomia affrontando quel particolare settore dello studio del profondo cielo che è legato all'uso degli strumenti ottici necessari alle osservazioni degli oggetti celesti.
Il dr. Ferreri, con l'ausilio di interessanti diapositive, ha ben illustrato le varie parti ottiche preposte alla raccolta della luce e quelle dedicate alla focalizzazione dell'immagine: "I telescopi si suddividono principalmente in due macro categorie : i rifrattori e i riflettori. Per raccogliere la luce i primi utilizzano lenti opportunamente sagomate che focalizzano l'immagine per rifrazione, mentre i secondi impiegano specchi riflettenti argentati o alluminati. Esistono poi particolari categorie di telescopi che sono strutturati per l'utilizzo sia di lenti come di specchi (i catadiottrici)".
"Gli elementi che caratterizzano un telescopio" ha continuato il dr. Ferreri "sono sostanzialmente due : da un lato la capacità di ingrandire gli oggetti, e dall'altro la capacità di produrre delle immagini nitide (risoluzione) che è diretta conseguenza del diametro dell'obbiettivo a parità di "seing". L'ottimo da un telescopio lo si ottiene da un buon bilanciamento di queste due caratteristiche : è infatti inutile avere notevoli ingrandimenti se le immagini sono poco risolte o sfumate".
Il dr. Ferreri ha poi ripercorso quella che si può considerare la storia dei telescopi proponendo suggestive fotografie dei primi grandi rifrattori inglesi, francesi e russi costruiti agli inizi di questo secolo; l'attenzione è quindi andata sui grandi telescopi che sono oggi in funzione come quello di Monte Palomar, di Monte Wilson e di Mauna Kea. Di particolare interesse sono risultati i telescopi attualmente in costruzione e che entreranno in funzione agli inizi del nuovo millennio: il Very Large Telescope ad esempio, che sarà costituito da una batteria di quattro telescopi ognuno dotato di uno specchio ad ottica adattiva del diametro di 8,2 m, che potranno lavorare contemporaneamente simulando un unico telescopio del diametro di 16 m.
L'attenzione è stata ben presto catturata dalle immagini del telescopio spaziale Hubble : "il grande vantaggio nell'uso dei telescopi spaziali" ci ha spiegato Ferreri "è la possibilità di raccogliere la luce che ci arriva da così lontano senza che questa sia deteriorata dalle turbolenze della nostra atmosfera; purtroppo gli alti costi e la difficile manutenzione di questo genere di telescopi consigliano ancora la costruzione di telescopi a Terra ... per problemi di budget".
Come appassionato di astrofotografia il dr. Ferreri ha concluso la serata proponendo una decina di fotografie veramente suggestive e spiegando alcune tecniche di realizzazione (per esempio come fotografare un'eclissi di Luna in sequenza con una semplice macchina fotografica, e altre d'interesse per gli astrofili).

"Quella stessa sensazione di ammirazione per l' "infinito cielo" che chiunque può provare scrutando di notte il firmamento con l'ausilio di un binocolo o di un piccolo telescopio sprofondandosi nell'immensità dello spazio nel quale si muove la nostra piccola Terra, credo che in qualche maniera la possa provare anche l'artista-pittore quando si immerge nella sua tela vuota, e con la propria immaginazione, abilità e attenta osservazione del mondo circostante riesce a indagare la profondità della propria anima e a renderla visibile a tutti con la esecuzione della sua opera d'arte."
Quest'altro passo ripreso dal catalogo di INFINITO CIELO ci indica un po' la ragione della scelta di collegare questo evento di cultura astronomica ad una mostra di pittura contemporanea, pure allestita negli stessi locali di Santa Maria della Pace, nella quale sono state messe in mostra parecchie opere d'arte ispirate in qualche modo al cielo diurno e notturno. Ne è scaturita una esposizione interessante nella quale hanno fatto spicco le realizzazioni "Fetonte" di Salvator Dalì, "La Via Lattea" di Andrè Masson e "La notte di S. Lorenzo" di Carlo Bertè.
Per quanto riguarda la mostra di fotografia astronomica tenuta dal GRUPPO ASTROFILI DI PIACENZA dobbiamo ringraziare le persone che hanno fornito le proprie realizzazioni, tutte di ottimo livello tecnico e con alcune di esse ottenute da telescopi autocostruiti. La presenza costante dei soci del GAP durante i week-end e durante le festività natalizie hanno assicurato inoltre ai numerosi
visitatori (qualche migliaio) una valida guida di supporto .... in "viva voce".
A consuntivo c'è quindi da esternare la più totale soddisfazione per questa "impresa" che ha visto costantemente impegnato il GRUPPO ASTROFILI DI PIACENZA per oltre 4 mesi nella preparazione, nell'allestimento e nella realizzazione della manifestazione, con risultati e attestazioni che hanno ripagato abbondantemente l'impegno profuso e hanno consolidato ancor più lo spirito di amicizia e di collaborazione fra i membri del gruppo.

 
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